24 Luglio 2021

La strage di Kabul del 2009

Sono le 13,40 quando la bandiera tricolore della caserma Roberto Bandini viene calata a mezz’ asta. La rappresentazione simbolica del lutto arriva alla fine della mattinata più dura, quella del 17 Settembre 2009. Prima la notizia della morte di quattro paracadutisti del centoottantaseiesimo reggimento – «quattro giovani della nostra famiglia», come li ricorderà il comandante Benito Milani – poi il terribile compito di parlare con i parenti sconvolti, infine la fatica di affrontare senza cedimenti all’ emozione le domande di decine di giornalisti. La città osserva, si affaccia al cancello di ingresso della caserma con discrezione. Qualcuno porta un mazzo di fiorie dà una pacca sulla spalla ai soldati, altri guardano dall’ altro lato dalla strada il via vai di mezzi militari con dentro giovani dallo sguardo basso. Siena piange i suoi parà, ragazzi arrivati qui da altre regioni e diventati concittadini, cosa non facile da queste parti.

Qui la Folgore non è solo accettata, è integrata. E l’ 8 maggio scorso, quando gli uomini della missione sono partiti per Kabul, è stata organizzata una cerimonia di saluto a cui ha partecipato anche il vescovo. Ieri il sindaco Maurizio Cenniè andato di mattina a esprimere il cordoglio della città: «Siamo abituati a vederli partire ma non siamo abituati a non vederli tornare».

Sono arrivati anche il presidente della Provincia, il nuovo prefetto, il questore. Il tenente Antonio Fortunato, i primi caporalmaggiori David Ricchiuto, Giandomenico Pistonami e Matteo Mureddu in questa caserma da 750 soldati li conoscevano tutti. E negli sguardi e le mascelle serrate dei 400 paracadutisti rimasti a Siena, c’ è tutta la tensione di chi sa che poteva toccare a lui. «Una notizia del genere uno se l’ aspetta sempre quando si è in teatri di quel tipo. Ma si spera di non riceverla mai». Più che commosso appare frastornato il colonnello Benito Milani, comandante del distaccamento del 186esimo reggimento della Folgore, che ha avuto anche due feriti nell’ attentato di Kabul. «In caserma si respira un’ aria pesante, c’ è sgomento. E’ difficile trovare le parole in momenti come questo.

Conoscevo i quattro ragazzi, eravamo anche stati in missione insieme. Siamo tutti vicini alle loro famiglie». Anche a Livorno, nella caserma Vannucci, i volti sono testi. L’ amarezza è grande per la scomparsa di Roberto Valente  che in questa caserma viveva e lavorava dal 1999. Il sergente maggiore del 187° Reggimento era alla sua ultima missione all’ estero, aveva chiesto e ottenuto un trasferimento in Campania per avvicinarsi alla moglie, sposata nel 2002, e al figlioletto, nato appena due anni fa. Anche il 4° Reggimento AlpiPar Montecervino piange un suo figlio, il primo caporal maggiore Massimiliano Randino caduto assieme ai ragazzi del 186°.  La Folgore conta quasi 4 mila uomini ed è l’ unica grande unità di paracadutisti dell’ esercito italiano.