Fratelli Amaranto

Par. Roberto TUPPOLANO

nato a Rimini il 23.01.1949

partito con il 3/68 il 9.10.68 congedato il 02.01.70 B.M. nr. 25311

Dopo la Smipar trasferito a Livorno alla Vannucci al V Btg Compagnia Sorci Verdi

Deceduto per il solito male il 19.10.2008

Nella vita civile e’ stato un bravissimo commerciante e persona altamente qualificata ed onesta, sempre pronto ad aiutare il prossimo ed una carica di vitalita’ incredibile.

Di lui il ricordo e’ veramente incancellabile

.


RICORDANDO PAR. GIUSEPPE GABRIELE

Scritta il 17 maggio 2017 da Stefano Simionato in occasione della scomparsa di Giuseppe Gabriele.

A settembre 1987 il 7° scaglione dell’11^ compagnia PESTE del 5° Btg Paracadutisti EL ALAMEIN di Siena usciva per l’ultima volta dalla caserma dopo il congedo.
Tra molti abbracci e qualche lacrima i saluti e le premesse di riversi si sprecavano. Una foto poster li univa, la foto del congedo con una frase: amici per un’anno fratelli per sempre! Parole forti, importanti per un paracadutista. Però le vicende della vita avevano impedito di mantenere le promesse.
Una decina di anni fà, uno di quei paracadutisti, un siciliano forte con un cuore immenso, sorretto dalla caparbietà e dalla fede nel basco amaranto, iniziò a contattare ad uno ad uno i suoi commilitoni che, ad uno ad uno risposero all’appello e da lì ebbe inizio una sequenza di contatti, visite, incontri, raduni a rinsaldare e ravvivare il motto della foto. Purtroppo però le vicendevolmente della vita si sono nuovamente messe in mezzo e circa quattro anni fà, uno dei nemici peggiori ha iniziato a minare il fisico di quel caparbio siciliano che però, da buon parà non ha smesso di lottare e di combattere contro quel male. Purtroppo a volte le battaglie non si vincono. Oggi quello splendido esempio di paracadutista ha spiccato il suo ultimo volo ma questa volta il candore della seta lo ha avvolto ed accompagnato nell’alto dei cieli cari a noi tutti paracadutisti.
Cieli blù caro Giuseppe, da lassù continua a vegliare sulla tua famiglia e su di noi.
Paracadutista GIUSEPPE GABRIELE. ……. PRESENTE! …….. FOLGORE ! ! !

Gen. MOVM CARLO LI GOBBI

04/06/1914-04/05/2011

 

Alberto Li Gobbi (Bologna, 10 giugno 1914 – Milano, 4 maggio 2011) è stato un generale italiano decorato con medaglia d’oro, due medaglie d’argento, due medaglie di bronzo al valor militare e 3 croci al merito di guerra..
Il padre Antonio (1870-1943) era colonnello di fanteria e aveva partecipato alla campagna Italo Turca del 1911, alla Grande Guerra (1915-18) ed alle successive operazioni di riconquista della Libia (a partire dal 1919) . Il fratello Aldo, geniere radiotelegrafista e ufficiale partigiano fu trucidato dai tedeschi e decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria per la sua attività resistenziale.
Alberto Li Gobbi ha servito in armi l’Italia per quasi 44 anni tra le file dell’Esercito Italiano dal 1933, anno in cui venne arruolato quale allievo ufficiale della Regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino, sino al 10 giugno 1977, quando venne collocato in ausiliaria.

Inizio Carriera

All’età di diciannove anni venne ammesso a frequentare l’Accademia di Artiglieria e Genio conseguendo la nomina a sottotenente di artiglieria nell’ottobre 1935. Successivamente venne assegnato alla scuola di applicazione di Torino per proseguire il biennio formativo allora previsto per gli ufficiali dell’Esercito, al termine del quale fu destinato al 27º Reggimento Artiglieria da campagna “Cuneo” di Milano, in qualità di Comandante di batteria someggiata.

Partecipò alle operazioni belliche dopo l’ultimatum del Governo italiano alla Grecia, allorquando col grado di tenente rivestiva l’incarico di comandante interinale della 9ª Batteria del 27º Reggimento, impiegato nella guerra contro la Grecia. Su quel fronte, tra il febbraio e l’aprile 1941, ottenne la prima medaglia di bronzo e la prima medaglia d’argento al valor militare.

Rientrato in Italia nel settembre 1941, venne destinato a comandare una sezione di allievi dell’Accademia di Artiglieria e Genio di Torino. Nel gennaio del 1942 venne promosso al grado di capitano e chiese di essere riinviato, come volontario, sul fronte russo. Nel successivo mese di aprile, in qualità di comandante di una batteria del 108º Reggimento Artiglieria della 5ª Divisione fanteria “Cosseria”, venne inquadrato nel Corpo di spedizione italiano in Russia al comando del generale Giovanni Messe. Il rigido inverno russo del 1942, fermò l’avanzata dell’Esercito tedesco e, di conseguenza, quella delle truppe italiane sul fiume Don ove era impiegata la sua batteria. In quel contesto tra il settembre e il dicembre 1942, Il capitano Li Gobbi ottenne la seconda medaglia d’argento e la seconda medaglia di bronzo al valor militare. Rimasto ferito all’addome nello stesso dicembre 1942, venne rimpatriato per cure il successivo gennaio 1943. All’8 settembre 1943 si trova ancora in convalescenza, ma conscio della gravità storica del momento, abbandona la famiglia (sul lago Maggiore) per raggiungere il proprio reggimento, che ad Alessandria risultava tentare di opporre resistenza ai tedeschi. Catturato e riuscito ad evadere saltando dal treno che lo stava portando in Germania, attraversava le linee di combattimento e si offriva volontario per una rischiosissima missione della N.1 Special Force Britannica in territorio italiano occupato dai tedeschi. Divenne comandante militare delle brigata alpina partigiana Valle Strona (poi divenuta divisione alpina partigiana Filippo Beltrami)” con lo pseudonimo di “Capitano Mascherato” Interviene in val Sesia per consentire lo sganciamento delle formazioni Garibaldi di Cino Moscatelli, accerchiate dai tedeschi. Recupera e riorganizza i superstiti delle formazioni di Filippo Beltrami, dopo che questi era caduto in combattimento a Megolo (13 febbraio ’44) e favorisce l’accentramento del coordinamento delle formazioni partigiane in val Sesia e val d’Ossola (che sarà poi fondamentale per la liberazione della Repubblica dell’Ossola). Arrestato dalla Gestapo su delazione il 31 marzo ’44 quando si trovava a Genova (insieme al fratello Aldo e a Edgardo Sogno) per un convegno politico con il Prof. Ottorino Balduzzi (Capo dell’Organizzazione partigiana “OTTO”) e trovato in possesso di documenti che costituivano inequivocabile condanna, fu sottoposto ad estenuanti interrogatori e ad inenarrabili torture senza rivelare alcunché.Durante la prigionia (1º aprile 1944) il fratello Aldo perse la vita a causa delle torture subite. Più tardi si creò l’opportunità di evadere per un solo uomo e Li Gobbi fece fuggire Edgardo Sogno (futuro capo dell’Organizzazione partigiana “FRANCHI”). Condannato alla fucilazione dai tedeschi, riuscì poi a fuggire nell’agosto 1944 e a riattraversare le linee con informazioni importantissime per gli Alleati.Per la sua attività resistenziale fu decorato di medaglia d’oro al valor militare.[1] Anche il fratello Aldo fu decorato di medaglia d’oro al valor militare alla “memoria”.Rientrato nei ranghi dell’Esercito fu a Roma con il generale Giuseppe Mancinelli e in seguito gli venne affidato il comando di una batteria del 35º Reggimento Artiglieria del Gruppo da Combattimento “Friuli”.Durante le fasi della guerra, Alberto Li Gobbi è stato ferito 3 volte (due volte in Russia e una durante la campagna di liberazione) ed è stato preso prigioniero 4 volte (1 dai greci, 1 dai Russi e 2 volte dai Tedeschi durante la sua attività resistenziale a nord delle linee) riuscendo sempre ad evadere.Nel periodo 1945-47 dopo la fine della guerra si adoperò per far trasferire diversi ebrei in Israele e la sua azione venne premiata nel 1992 dal Primo ministro Yitzhak Rabin durante la sua visita in Italia.Rientrato in servizio nell’aprile 1947, mantenne l’incarico di comandante di batteria per essere poi destinato al Reggimento artiglieria a cavallo “Voloire” di Milano, quale ufficiale addetto all’ufficio tiro.Frequentò il corso di Stato maggiore della scuola di guerra di Civitavecchia nel 1951 e venne inviato in Gran Bretagna alla Scuola di guerra inglese di Camberley. Al rientro venne promosso al grado di maggiore. Dal 1953 al 1954 comandò il III gruppo artiglieria semovente del Reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano (“Voloire“).Passò poi presso lo Stato maggiore del Quartier generale supremo delle Potenze alleate in Europa (Supreme Headquarters Allied Powers Europea) a Parigi e rientrato in Italia insegnò tattica militare presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia.Promosso colonnello, dal 1960 al 1963 fu addetto militare presso l’Ambasciata d’Italia negli USA, con accreditamento anche per Cuba, Messico e Panama. Rientrato in Italia, dal 1963 al 1964 è Comandante del Reggimento Artiglieria a Cavallo di Milano (“Voloire“)Nominato capo di Stato maggiore del Comando Regione militare Nord-Ovest a Torino, divenne generale di brigata.
Con tale grado assunse prima il comando della II Brigata corazzata di Pordenone inquadrata nella 132ª Divisione corazzata “Ariete”, e poi quello della Brigata paracadutisti “Folgore”.[2] 
Nel marzo 1969 ebbe il comando della Allied Command Europe Mobile Force – Land (AMF(L)) in Germania (per la prima volta assegnato ad un generale italiano; l’unico altro italiano a ricoprire tale carica sarà il gen. Franco Angioni, già comandante del contingente italiano in Libano dal 1982 al 1984)Da generale di Corpo d’Armata fu Rappresentante Permanente dell’Italia presso il Comitato Militare della NATO a Bruxelles (1973-76) e da generale di Corpo “con incarichi speciali” (ovvero, la “4^ stella”) fu Comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE) (1976-77)

Lasciato il servizio

Collocato in pensione per limi d’età il 10 giugno 1977, si dedicò ad un’intensa attività pubblicistica su “Il Giornale Nuovo” di Indro Montanelli (cui lo legava un rapporto di amicizia e di reciproca stima risalente al periodo resistenziale)Negli anni ’80 e ’90 è stato per lungo tempo presidente nazionale dell’Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di Liberazione (ANCFARGL) .Nel 1978 è stato insignito dal Comune Milano dell’«Ambrogino d’oro» e nel 2004, sempre dal Comune di Milano (di cui era Cittadino Benemerito) del “Sigillo Longobardo“.Morì a Milano il 4 maggio 2011 alla soglia dei 97 anni

In occasione dei funerali del generale Li Gobbi, la Presidenza della Repubblica ha diramato un comunicato: “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con commozione la notizia della scomparsa del generale di Corpo d’Armata Alberto Li Gobbi, Medaglia d’oro al Valor Militare, in un messaggio al figlio, Generale Antonio Li Gobbi, esprime il suo sentito cordoglio a tutti i familiari, ricordando “la insigne figura di uomo e valoroso combattente che ha servito l’Italia con mirabile onore e altissimo spirito di sacrificio. Durante la guerra di liberazione, catturato dai nazisti e sottoposto ad inenarrabili torture, non svelò mai i nomi dei suoi compagni di lotta, costituendo limpido esempio di dedizione alla patria, di alto senso del dovere e di impareggiabile coraggio e meritando con il suo nobilissimo comportamento la più alta onorificenza al valore”).

La salma di Li Gobbi è stata tumulata nel piccolo cimitero di Oggebbio (oggi in provincia Verbania), il paesino da dove nel 1943 lui e il fratello Aldo mossero per partecipare eroicamente alla Resistenza.

Onoreficienze Italiane:

M.O.V.M. Medaglia d’oro al valor militare

“L’8 settembre 1943, pur sofferente per una grave ferita riportata in precedenti combattimenti, abbandonava la famiglia per raggiungere il proprio reggimento in lotta contro i tedeschi. Catturato e riuscito ad evadere attraversava le linee di combattimento e si offriva volontario per una importante, lunga e rischiosissima missione di guerra in territorio italiano occupato dai tedeschi. Durante un lungo eroico periodo, illuminato da purissima fede, prodigava il suo valore e la sua intelligenza ad organizzare e dirigere il movimento di liberazione della Patria, affrontando impavido il rischio di ogni ora e le certe insidie che lo avvolgevano e lo avrebbero travolto. Durante un feroce rastrellamento nemico, caduto in combattimento un valoroso ufficiale comandante di una formazione partigiana, presso la quale in quel momento si trovava, assumeva senza esitazioni il comando del gruppo, ne riuniva gli elementi già duramente provati, riuscendo a sottrarli alla morsa nemica con azioni episodiche condotte con decisione ed abilità ammirevoli. Arrestato e trovato in possesso di documenti che costituivano inequivocabile condanna, fu sottoposto ad estenuanti interrogatori e ad inenarrabili torture. Ma il sentimento del dovere e dello onore sorretti dal sublime stoicismo, vinsero la ferocia teutonica: nessun segreto fu svelato, nessun compagno fu tradito. Avuta la possibilità di evadere vi rinunciava a favore di un compagno di lotta e di fede la cui opera riteneva tornasse più vantaggiosa. Procrastinata la fucilazione cui era stato condannato, nei lunghi mesi di prigionia non manifestava debolezze, né recriminava la sua giovinezza sacrificata, lieto di averla donata alla Patria. Quando fortunate circostanze gli permisero di fuggire, riprendeva il suo posto di combattimento e si offriva di continuare ancora la sua missione. Fulgido esempio di assoluta dedizione alla Patria ed al dovere. Italia occupata, 5 dicembre 1943-21 agosto 1944”

2- M.A.V.M. – MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE

2- M.B.V.M. – MEDAGLIA DI BRONZO AL VALOR MILITARE

3- CROCE AL MERITO DI GUERRA

CAVALIERE DI GRAN CROCE DELL’ORDINE AL MERITO  DELLA REPUBBLICA ITALIANA (29 OTTOBRE 1976)

DISTINTIVO DI VOLONTARIO DELLA LIBERTA’

MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA GUERRA 1940-1943

MEDAGLIA COMMEMORATIVA DELLA GUERRA 1943-1945

MEDAGLIA MAURIZIANA AL MERITO 10 LUSTRI DI CARRIERA MILITARE

CROCE D’ORO PER ANZIANITA’ DI SERVIZIO (UFFICIALI E SOTTOUFFICIALI 40 ANNI)

LUNGO COMANDO (20 ANNI)

ONOREFICIENZE STRANIERE:

UFFICIALE DE LA LEGION OF MERIT (U.S.A.)

ISTRUTTORE PARACADUTISTA U.S.A.

Fonte wikipedia.

Presi di mira due ‘Lince’ di scorta ad una colonna di personale diretta all’aeroporto: il primo blindato è stato completamento distrutto e i cinque componenti sono tutti morti, l’altra vittima sul secondo mezzo. I militari uccisi sono 4 caporalmaggiori, Davide Ricchiuto, nato in Svizzera , Giandomenico Pistonami di Orvieto, Matteo Mureddu di Solarussa, Massimiliano Randino di Pagani; il sergente maggiore Roberto Valente di Fuorigrotta e il tenente Antonio Fortunato di Lagonegro, tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore. I feriti non sarebbero in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, alle 12 locali due kamikaze a bordo di un veicolo civile, imbottito con una dose massiccia di esplosivo, sono riusciti ad infilarsi tra i mezzi prima di esplodere.

“Tuzzo” uno di noi, un nordico del lago di Como,precisamente di Bellagio,faceva gruppo con tutti,specialmente con Quaglia ,Mascolino,Mzzotti,Creuso, nell’estate ebbe la malaugurata idea di portare la “moto”,un 125 se non ricordo male,andammo io e lui al mare di domenica a Tirrenia e nel ritorno un “……….” ci tagliò la strada,io ero dietro lui guidava e la caduta non fu una gran cosa ma Pietro impattò violentemente nell’angolo del marciapiede,ricordo tutto come fosse ora,io nell’ambulanza e lui a terra che tentavano una rianimazione ma non ci fu niente da fare,non mi mandarono neanche al funerale perchè ero in convalescienza,non scorderò mai la lettera ricevuta dalla sorella,ancora oggi solo al pensiero ……..Tuzzo uno di noi ancora oggi come allora….. (Marco Martinelli)

Par. LEONI ENZO

1941-2011

Enzo Leoni ha prestato servizio nella Folgore negli anni 60, Presidente della Sezione Colline Romane dell’Associazione Paracadutisti d’Italia, oltre 2000 lanci all’attivo, specializzato nella disciplina precisione in atterraggio partecipa a diverse competizioni Nazionali nella categoria Master entra a far parte della Scuola di Paracadutismo dei Pratoni del Vivaro a inizio anni 90 e nel 93 entra nella Lazio Paracadutismo e da allora contribuisce ai successi della neonata sezione partecipando a centinaia di Manifestazioni Pubbliche tra Roma e Provincia tra le più importanti Piazza Fiume (Roma) per Telethon, allo Stadio Olimpico di Roma, allo Stadio dei Marmi, a Piazza del Popolo al Pincio a Ostia e nella sua Fracati e tantissime altre. Nel 2008 entro a far parte della neonata Aero Club Real Lazio come Consigliere.

Lo scorso 15 Maggio faceva parte del Team che doveva atterrare alla Cerimonia di Chiusura del Memorial Nostini all’Acqua Acetosa poi annullato per problemi meteorologici, l’ultimo salto con i colori biancocelesti a cui ha partecipato è stato lo scorso 22 Maggio in occasione della Cerimonia del Mundialido allo Stadio Eucalipti a Viale Marconi.

“Enzo è stato sempre un punto di riferimento per tutti, aveva ancora tanta voglia di divertirsi, con la sua scomparsa se ne va un pezzo di storia del paracadutismo.
Ogni volta che un nostro fratello perde la vita dopo un lancio ti lascia senza forze, vorresti smettere di saltare, ma se lo facessimo mancheremmo di rispetto per tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per il nostro sport … e prevale l’amore per la nostra attività che ci regala ogni volta un enorme senso di lebertà” queste le parole di “Lino” Carmine Della Corte Presidente della S:S Lazio Paracadutismo e amico fraterno del Caro Enzo.

fonte http://www.lalaziosiamonoi.it

Presi di mira due ‘Lince’ di scorta ad una colonna di personale diretta all’aeroporto: il primo blindato è stato completamento distrutto e i cinque componenti sono tutti morti, l’altra vittima sul secondo mezzo. I militari uccisi sono 4 caporalmaggiori, Davide Ricchiuto, nato in Svizzera , Giandomenico Pistonami di Orvieto, Matteo Mureddu di Solarussa, Massimiliano Randino di Pagani; il sergente maggiore Roberto Valente di Fuorigrotta e il tenente Antonio Fortunato di Lagonegro, tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore. I feriti non sarebbero in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, alle 12 locali due kamikaze a bordo di un veicolo civile, imbottito con una dose massiccia di esplosivo, sono riusciti ad infilarsi tra i mezzi prima di esplodere.

 

 

Inizia la sua carriera militare nel gennaio 1995 quando viene ammesso al 159º corso allievi ufficiali di complemento della Scuola militare di fanteria e cavalleria di Cesano (Roma). Inquadrato tra gli aspiranti paracadutisti, dopo cinque mesi di corso viene assegnato alla Brigata paracadutisti “Folgore”. Consegue il brevetto militare a Pisa nel settembre 1995 e successivamente inizia il servizio di prima nomina a Livorno presso il 187º Reggimento, II Battaglione Tarquinia. Alla Caserma “Vannucci”, il giovane sottotenente Romani rimane tre anni. Effettivo presso la V Compagnia Pipistrelli, Alessandro matura esperienza e professionalità partecipando a diverse missioni internazionali (Bosnia, Albania).

Dopo il congedo, Romani impiega poco tempo a rientrare nell’Esercito approdando come allievo maresciallo alla Scuola sottufficiali di Viterbo nel 1998, avendone vinto il concorso per il 1º Corso Fin dall’inizio domanda di entrare nella forze speciali e con il grado di maresciallo, nel marzo 2001, viene mandato al 186º Reggimento paracadutisti “Folgore” di Siena ed inquadrato nella 13ª Compagnia Paracadutisti “Condor” del V Battaglione “El Alamein” in attesa del corso 80b (attualmente corso O.B.O.S., acronimo di Operatore Basico Operazioni Speciali).

Rimane a Siena per circa 10 mesi prima di approdare al 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” dove, nel 2003, consegue la qualifica di incursore paracadutista.

Partecipa a diverse missioni in Iraq ed Afghanistan. Diviene sottotenente nel 2006 partecipando e vincendo il concorso annuale per ufficiali rs. Viene promosso al grado di tenente nel 2008 per anzianità di servizio.

Elemento della Task Force 45, unità composta da forze speciali italiane dislocata in Afghanistan, il 17 settembre 2010, insieme al distaccamento operativo di cui fa parte, viene elitrasportato nella zona di Bakwah, provincia di Herat, per catturare dei terroristi Afghani individuati da un UAV Predator mentre piazzano un ordigno sotto il ponte di una strada.

Ferito ad una spalla nello scontro a fuoco che ne consegue, muore poche ore dopo all’ospedale Role 2 di Farah per arresto cardiocircolatorio dovuto alle ferite riportate. È la trentesima vittima italiana in Afghanistan dall’inizio della missione nel 2004.

Il 29 luglio 2011 con decreto del Presidente della Repubblica è stato insignito della Medaglia d’oro al valore dell’Esercito alla memoria, con la seguente motivazione:

Medaglia d'oro al valore dell'Esercito alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro al valore dell’Esercito alla memoria
«Incursore e soccorritore militare, interveniva, con la sua unità, nel tentativo di catturare degli insorti intenti a posizionare un ordigno esplosivo sul ciglio di una strada. Dimostrando spiccato coraggio e somma perizia, nel corso dell’azione esponeva scientemente la propria vita a manifesto rischio per contrastare la reazione ostile. Gravemente ferito, negli ultimi istanti di vita anteponeva il dovere alla propria incolumità, preoccupandosi del buon esito della missione e delle condizioni di salute dei suoi uomini. Splendida figura di ufficiale che, con il proprio estremo sacrificio, ha dato lustro all’Esercito nel contesto internazionale. Farah (Afghanistan), 17 settembre 2010 »
— (Farah (Afghanistan), 17 settembre 2010)

Il 23 dicembre 2010 con decreto del Presidente della Repubblica è stato insignito della Croce d’Onore alla memoria, con la seguente motivazione:

Croce d'Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnate in operazioni militari e civili all'estero - nastrino per uniforme ordinaria Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnate in operazioni militari e civili all’estero
«Giovane Ufficiale del nono° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, animato da straordinarie qualità morali e professionali, corroborate da una grande esperienza nello specifico settore, comandato in missione di pace in teatro afgano, si prodigava, con rara perizia ed estrema efficacia, nell’assolvimento dei propri compiti. Il 17 settembre 2010, impegnato in un’operazione finalizzata alla cattura di elementi ostili, individuati in precedenza nell’atto di occultare un ordigno esplosivo rudimentale, ingaggiava con questi, unitamente alla propria unità, un violento conflitto a fuoco. Colpito gravemente al torace, periva a seguito delle ferite riportate, immolando la propria vita. Chiaro esempio di attaccamento al servizio ed altissimo senso del dovere spinto sino all’estremo sacrificio. Bakwa (Afghanistan), 17 settembre 2010 »
— (Farah (Afghanistan), 17 settembre 2010)
 Fonte Wikipedia.it