Home page

 
La Collina del Ricordo
, che sorge a Guardasone di Traversetolo in via Montefiascone 39 nell’area dell’Agriturismo Montefiascone di proprietà del Fratello Paracadutista Claudio Vitali che ha gentilmente concesso una porzione della collina nella sua proprietà per  realizzare un luogo che consentisse di glorificare i Paracadutisti caduti nell’adempimento del loro dovere, in guerra ed in pace, nelle missioni di “peace – keeping” perpetuandone la memoria; più in generale la glorificazione di tutti coloro che sono deceduti ed in vita hanno fatto parte delle aviotruppe dell’Esercito Italiano.

Un luogo dove sia possibile celebrare le ricorrenze più importanti che riguardano la Brigata Paracadutisti Folgore e mantenere i vincoli di solidale collaborazione con le Forze Armate, esaltandone l’opera di difesa della Patria e di servizio della pace.

L.Zolezzi Il Presidente

 

Servizio Sicurezza:  ” Paracadutisti Folgore in Congedo”

Maurizio Vismara-Nicola Filardi-Claudio Vitali-Salsi-Robuschi-Bianchi-Zoni-Bonazzi-Guglielmo Carleo

Leggi tutto
 

Non possiamo non ricordare questo tragico evento  del 1961  che ha coinvolto 2 equipaggi della 46ma Brigata Aerea, durante la prima missione Italiana  umanitaria sotto l’ONU, prima missione  dalla fine della guerra. La 46ma Brigata Aerea ha un legame fraterno con la Brigata Folgore  fondamentale per le proprie attivitá:

Leggi tutto
 

Il 6 novembre 1942 finiva l’avventura della Divisione Folgore, dopo la strenua resistenza sul fronte di Alamein. I resti del 186° e del 187° ormai da giorni privi di viveri e munizioni si consegnavano agli inglesi. Solo 32 ufficiali e 272 paracadutisti erano rimasti dei 5 mila partiti da Tarquinia.
《 I soldati indiani ci hanno spogliato di ogni nostro misero avere, catenine, braccialetti e orologi sono diventati preda di miserabili e implacabili straccioni. È la prima notte di prigionia, siamo stati ammassati dentro un perimetro cintato da filo spinato in mezzo al nulla. Noi della Folgore stiamo un po’ appartati rispetto ai prigionieri della Pavia dell’Ariete e delle altre divisioni che hanno combattuto contro l’8^ armata. A casa non hanno più mie notizie da almeno tre settimane e sono preoccupato per l ‘angoscia che mia madre stà sicuramente provando. Vorrei poterle far sapere che sono vivo, che sono passato incolume da un vero inferno. Se potesse vedermi sono convinto che saprebbe riconoscermi solo incontrando i miei occhi perché più niente è rimasto della mia fisionomia e delle mie fattezze. Oggi è stato il giorno più brutto e cocente della mia vita e non per i patimenti della fame, della sete e della fatica: oggi abbiamo provato l’amarezza della sconfitta. Mi sento pervaso da una tristezza senza fine pur avendo la consapevolezza di essere stato un buon soldato e un buon camerata per tutti i miei amici. Sono stato d’aiuto e di conforto. Sono svuotato, non ho più energie e una sensazione oscura fatta di incertezza per il domani. Non sono passate più di 12 ore da quando il colonello Camosso ci ha parlato per l’ultima volta manifestando l’intenzione di doverci consegnare agli inglesi perché ormai eravamo giunti senza speranza, alla nostra ultima tappa. I pochi ufficiali rimasti annuivano al suono delle sue parole, al contrario molti tra noi lo supplicavano di non cedere. Alcuni singhiozzavano e il clima non era certo di rassegnazione ma di sorda rabbia. Il maggiore Zanninovich ci ha ordinato di distruggere le armi, non me la sento di danneggiare il mio fedele mab, lo poso sulla sabbia poi, come a volergli dare un’onorevole sepoltura, scavo con le mani una fossa, lo adagio e poi lo ricopro. Siamo circondati dagli inglesi, dalle loro camionette con altoparlanti ci invitano alla resa. Zanninovich ci prega di schierarci, davanti gli ufficiali. Quelli che non si reggono in piedi vengono sollevati e sostenuti. Con voce strozzata Zanninovich presenta la forza al colonello Camosso che, dopo aver risposto al saluto si avvicina ad un’ufficiale superiore inglese che vedo tenergli la mano, Camosso gli nega la stretta e lo saluta militarmente. L’ufficiale inglese si rivolge ad un sottoposto che dà ordine ad una compagnia di schierarsi di fronte a noi quindi viene dato il presentat’arm. Hanno voluto riservarci un grande onore, cosa alla quale avrei rinunciato volentieri.
Deserto occ. egiziano direzione Sollum 6/7 novembre 1942 XX E.F.

Leggi tutto